Ogni tanto mi capita di pensare che il digitale ci abbia fatto una promessa un po’ troppo grande. Avrebbe dovuto semplificarci il lavoro, farci risparmiare tempo e avvicinare le persone. In parte è successo, sarebbe sciocco negarlo. Eppure, parlando con professionisti, artigiani e piccole attività, mi ritrovo spesso ad ascoltare la stessa frase:
“Non riesco più a stare dietro a tutto.”
È una frase che mi colpisce ogni volta. Molte di queste persone fanno il proprio mestiere da anni e lo fanno bene. Conoscono il loro lavoro, i clienti e le difficoltà quotidiane. Poi, quasi senza accorgersene, si trovano a fare altro. Devono fotografare, pubblicare, aggiornare, imparare nuove piattaforme, capire quale sarà il prossimo strumento indispensabile e cercare di rimanere al passo con un mondo che sembra cambiare ogni settimana.
Il problema non è il digitale
Più passa il tempo e più mi convinco che il problema non sia il digitale. Forse nasce quando iniziamo a credere che ogni difficoltà abbia bisogno di una soluzione nuova, di uno strumento in più o di una piattaforma diversa. Come se aggiungere fosse sempre la scelta migliore.
Nel lavoro, però, continuo a vedere il contrario.
Una psicoterapeuta non ha gli stessi bisogni di una scuola di musica. Un negozio non affronta le stesse sfide di un artigiano. Ogni attività ha una storia diversa e persone diverse da incontrare. Per questo mi sono convinto che la domanda più importante non sia quale sia il social migliore o quale tecnologia utilizzare. La domanda è molto più semplice:
Di cosa hai davvero bisogno?
Può sembrare una domanda banale, ma cambia tutto.
A volte la risposta è un sito semplice e facile da usare
Altre volte è una presenza su Google costruita con attenzione.
Altre ancora è un modo più semplice per farsi trovare o per essere contattati.
E qualche volta la risposta è ancora più semplice:
non serve fare altro.
Il lavoro più difficile è togliere
Forse è questa la lezione più importante che il lavoro mi ha insegnato.
Il compito più difficile non è aggiungere.
È togliere.
Togliere complicazioni, passaggi inutili e quella sensazione di dover rincorrere tutto contemporaneamente. Perché il tempo è una delle risorse più preziose che una persona o una piccola attività possiedono e, troppo spesso, è anche la prima che viene sacrificata.
Senza accorgermene, questa idea ha cambiato anche il mio modo di vedere il digitale. Ho smesso di pensarlo come qualcosa a cui le persone devono adattarsi e ho iniziato a immaginarlo come uno strumento che dovrebbe adattarsi alle persone.
Credo che una tecnologia ben progettata sia quella che, dopo un po’, quasi ci dimentichiamo di avere. Fa il proprio lavoro senza chiedere continuamente attenzione e lascia spazio a quello che conta davvero.
Forse è anche da qui che nasce Ragnatela Digitale
Forse è anche da questo modo di vedere le cose che nasce Ragnatela Digitale.
Non da una teoria particolare e nemmeno dall’idea di avere risposte per ogni problema.
Nasce dall’incontro con tante persone che lavorano bene e che, ogni tanto, hanno semplicemente bisogno di qualcosa che renda il loro lavoro un po’ più semplice.
Un sito che non faccia perdere tempo.
Una presenza online che non diventi un secondo mestiere.
Una tecnologia che aiuti senza occupare ogni momento della giornata.
In fondo il digitale resta uno strumento e il valore di uno strumento non si misura dal numero di funzioni che possiede, ma da quanto riesce a essere utile senza complicare la vita di chi lo usa.
Credo che il suo compito più importante non sia riempire le nostre giornate di nuove attività, ma restituirci un po’ di tempo.
Tempo per lavorare bene.
Tempo per seguire le persone.
Tempo per fare il proprio mestiere con attenzione e senza la sensazione di essere sempre in ritardo rispetto a qualcosa.
Continueranno ad arrivare nuove idee, nuove piattaforme e nuove tecnologie. È giusto che sia così e la curiosità, dopotutto, è una bella qualità.
Mi piace però pensare che, prima di aggiungere qualcosa di nuovo, valga la pena fermarsi un momento e farsi una domanda molto semplice.
Mi serve davvero?
Perché forse non abbiamo bisogno di altro digitale.
Forse abbiamo semplicemente bisogno di digitale migliore.
Forse abbiamo bisogno di capire meglio cosa conta davvero.